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Il magico Mondo dell’animazione

Batman: The Killing Joke (2016)

Partiamo da lontano , Back in the 1988, quando sotto l’effige della DC comics lo stregone Alan “se metti il mio nome in qualche adattamento ti maledico per 100 generazioni “Moore ( V per vendetta, from hell ) ed il disegnatore Brian Bolland ci regalano Batman: The Killing Joke , una Graphic Novel che analizza il controverso rapporto Batman\Joker e narra una versione delle origini di quest’ultimo ,il tutto in una maniera perfetta ( ne sono fiero possessore e ricordo a tutti che io sono al 90% seduto dall’altro lato della barrica del fumetto made in USA ) .

credo sia una delle sue espressioni più felici

Un fumetto cupo,violento e pazzo come piace al buon Moore, che ogni nerd almeno una volta nella vita a sognato di vedere portato a schermo ed almeno 100 ha tremato al pensiero che lo adattassero a questo scopo,ora nel 2016 il momento tanto temuto è giunto;L’impresa di portare tutto il succo del fumetto in un cartone animato sarà riuscita ?? preferisco che questa risposta sia a scelta multipla (CIT Joker) ,per il mio modo di vedere le cose l’operazione è riuscita al 50%.

Gli amanti della versione cartacea passeranno i primi 30 minuti a capire cosa diamine sta succedendo ed una volta preso atto della situazione hanno prontamente preso il forcone digitale ed hanno iniziato a bestemmiare per il web, il cartone infatti parte narrando un episodio extra con protagonista Barbara Batgirl  Gordon alle prese con un criminale di serie Z, nel mentre delle indagini trova il tempo di beccarsi un rimprovero di Batman e pochi secondi dopo finire nudi sul tetto a “giocare a twister” per finire ignorata dal pipistrellone successivamente, capite che se poi piantonano sotto casa vostra e vi insultano…un pochino ve la siete cercata per diamine.

Aggirato questo scoglio lungo metà pellicola inizia il vero Batman: The Killing Joke , ricreato in ogni tavola , in ogni dettaglio, ci viene mostrato proprio tutto ,quindi questa parte mi ha reso felice ?? anche qui siamo al 50% , come ho detto prima l’animazione riporta tutto molto fedelmente,ma manca l’anima , forse perchè conosco a memoria la storia però ho trovato il tutto molto freddo,normale, distante anni luce da quell’effetto innovativo che la versione a fumetti mi e sempre riuscita a dare ,confermando quello che era il mio timore fin dagli albori del progetto.

Se non avete mai letto la storia originale ( MALE ) o siete bat-fan esagerati sicuramente è una visione obbligata e che non vi lascerà delusi o almeno non cosi tanto come ci si poteva aspettare.

Stay Tuned.

Ghostbusters (2016)

Forse finalmente è giunta alla fine l’escalation di Nerd-polemiche suscitate da questo film , polemiche razziste,maschiliste,nichiliste,complottiste e tante altre parole che finiscono con iste e che poco si legano con il cinema,ora io non vorrei dire ma tutti i nerd che hanno insultato ferocemente la scelta di un cast a sessi invertiti sono gli stessi che sono scesi con i forconi a difendere la razza di Nick Fury ?? ( primo esempio che mi è venuto in mente ) … a me non sembra.

Giusto per dare un idea dei fan

Alla regia di Girlbusters Ghostbusters troviamo Paul Feig (Spy ) , ma potremmo benissimo dire che alla regia c’è Ivan Reitman ,il regista dei film originali, infatti lo spettatore alla fine dei 110 minuti circa di visione uscendo dalla sala scoprirà di aver pagato il biglietto per vedere il primo film ma rifatto in qualche punto ( pochi ) e con cosplayer di sesso opposto che interpretano i ruoli principali.

Direttamente dal prossimo comicon

Il film infatti non prende spunto dall’originale, ne fa una copia il più possibile aderente cercando di buttarci dentro più strizzatine d’occhio possibili, tipo facendo comparire tutti i membri del cast originale (ad esclusione di Harold Ramis (R.I.P) ) cosi come la location,le battute,i movimenti dei personaggi, praticamente oltre ad Harold l’unica cosa che non sono riusciti a “cannibalizzare” è la battuta Venimmo, vedemmo e lo inculammo! per ovvie motivazioni .

Beh quindi ora per parlare di questo film, spostiamoci in un universo alternativo ,dove nessuno ha mai incrociato i flussi prima del 2016,beh in questo universo Feig non ha girato una pellicola destinata sulla via cult , ma ha girato un buon blockbuster estivo,dove gli ingranaggi girano e sono tutti fluidi e freschi ,le battute sono di livello medio – basso ( cercate alla voce Adam Sandler ,sicuramente avrete spunti)  ma qualche sorrisino lo strappano a tutti,magari qualche risata in più se siete molto giovani, un progetto in cui si vede che gli esperti della CGI ci sono e sono stati ben retribuiti restituendo un ottimo risultato .

Slimer è tornato

Il problema di Paul è nel nostro universo e si è gettato nell’impresa di fare un remake\reboot\specchio riflesso di un titolo che i nerd considerano un Cult  e come se qualcuno decidesse di girare dei film su Star Trek ignorando tutto e ripartendo da 0 ( Già J.J parlo di te )  ovvio che poi ti tocca ad avere un feedback continuo rapportato all’opera che tutti hanno in mente ed altrettanto ovvio è che non c’è vittoria ,ti avvicini all’originale ?? << caspita tanto valeva vedersi il VHS >> ti allontani troppo ??<<a questo punto poteva cambiare direttamente nome >> stare nel mezzo era l’unica soluzione e lui ha tenuto la linea il più possibile .

Il cast credo sia ormai conosciuto a memoria , la professoressa Kristen Wiig ( The Martian ) la scienziata Melissa McCarthy ( Una Mamma Per Amica), Il cantante dei Madness  Kate McKinnon esperta di energia nucleare e la ex lavoratrice della metro Leslie Jones , accompagnati dal segretario tontolone Chris “Thor”Hemsworth , forse fra il cast non c’è la perfetta armonia che sembrava trasparire nel 1984 ma non stiamo parlando di brutte prestazioni attoriali.

Per tutto il film Kate McKinnon mi ha ricordato lui …one step beyooooond

Giungendo al termine che voto dare a questo Ghostbuster? beh potrei usare una mossa paraculo, ri-trasportarmi nell’universo parallelo e dirvi che questo film è pienamente sufficiente, ma non mi piace l’idea quindi vi dico che ho visto un film carino con una zavorra pesantissima sulle spalle, senza coraggio di osare ( ha osato sulla musica e diamine vi troverò …ed altro che Taken ) nato e cresciuto sotto gli ormoni del marketing e che proprio cavalcando quest’onda riceverà anche un sequel ( molto probabile) in questo caso il mio voto è 5 .

e ricordate :

 

Stay Tuned

 

The Boy and the Beast (2015)

Ren è un bimbo di 9 anni orfano,impossibilitato a vivere con suo padre viene affidato ai suoi parenti più prossimi ma scappa e finisce a vivere per le vie di Shibuya , dove un incontro fortuito con uno strano personaggio lo porterà nel regno delle bestie , dove l’uomo è mal visto per via della sua attitudine a lasciar albergare il male dentro di se, Kumatetsu l’animale che Ren ha seguito,lo prenderà come suo allievo e gli insegnerà le arti marziali.

Un opera di animazione giapponese nata dalla testa di Mamoru Hosoda ( Summer Wars,Digimon – Il film ) che in passato ha lavorato addirittura con il prestigioso Studio Ghibli e che era stato scelto come regista per l’arcinoto film Il castello errante di Howl , oltre ad aver lavorato su alcuni anime come DragonBall, One Piece, Digimon,Slam Dunk ,Sailor Moon , sicuramente non l’ultimo arrivato.

L’animazione utilizza uno stile molto pulito , perfetto per la dinamicità dei combattimenti ,ma non per questo minimale ,in alcune scene i dettagli saranno molti  e ben definiti, la giusta dose di semplicità nel tratto e colori bilanciati e stupendi, le scene sono piene e le “inquadrature” sfiorano il piano sequenza.

ne voglio uno *-*

La storia è classica, piena di morale sul “combattere, ogni giorno, le tenebre del proprio cuore”,per le bestie l’uomo è pericoloso perché è incline a lasciarsi divorare dal lato oscuro,raffigurato come un buco nero,ma con il sacrificio le tenebre si possono sconfiggere; Bello anche il rapporto fra l’allievo ed il maestro,che alterna conflittualità ad amore quasi paterno , un percorso di crescita che ci porterà a non essere più in grado di percepire chi dei 2 sia l’insegnante e chi l’allievo.

Non è facile esprimere un giudizio quando si parla di opere di animazione,però ho trovato The Boy and the Beast un opera ben costruita, forse non fra le migliori arrivate dal continente asiatico ma sicuramente oltre il 6 .

Stay Tuned.

 

 

 

Il libro della giungla (2016)

La Disney è sempre più interessata a trasportare i propri classici nel mondo dei live action, fino ad ora i tentativi precedenti , Alice in Wonderland (Non me ne vogliate Burtoniani) ,Maleficent e Cenerentola non li ho trovati totalmente convincenti, ma Il libro della giungla è sempre rientrato nella lista dei miei classici preferiti fin dall’infanzia quindi ovviamente ho approfittato della settimana del cinema per vederlo al cinema,avrei voluto vederlo in 3D ( cosa molto rara),ma all’orario prescelto non era disponibile ( Grazie Pavia !!!) e quindi mi sono dovuto accontentare di una classica visione bidimensionale ,avranno finalmente fatto un prodotto in grado di convincermi??.

Jon Favreau ( Cowboys & Aliens,Iron Man) porta su schermo una sua versione revisionata del cartone ,che anche grazie alla sceneggiatura di Justin Marks è  più vicina alla visione letteraria del premio Nobel Rudyard Kipling che al cartone del 1967.


Un comparto CGI impressionante garantisce la visione di animali molto realistici e le ambientazioni ben curate, la loro creazione è stata affidata alla Weta Digital ( fondata da Peter Jackson ) in grado di fornire un plus di punti non indifferente a Jon rispetto alle altre conversioni Cartoon\Live , una conversione molto digitale riduce sostanzialmente anche le possibilità di sbagliate volti , un solo attore è presente nel cast fisicamente ,le altri sono anche se ottime ( in lingua originale c’è gente come Ben Kingsley,Scarlet Johanson e Bill Murray) solo voci .

Un film equilibrato,in grado di colpire i piccini ma pure i grandi che magari già conoscono la storia ma la vedranno con sfumature diverse,Il cartone era maggiormente solare ed invitava Mowgli a tornare nel suo mondo,stare fra i suoi simili, Favreau invece lo vuole nella giungla,vuole che sia diverso ed accettato nonostante i suoi trucchi che per gli animali sono al limite della magia, decisamente un ottica opposta frutto dei cambiamenti avvenuti nella società moderna.

I momenti cantati sono notevolmente ridotti rispetto al cartoon, qualche strofa di canzone più giocare con la nostalgia che per esigenze reali del film,ma perfettamente calate all’interno dei dialoghi in modo tale da non far perdere o rallentare troppo il ritmo narrativo.

Missione compiuta,Il libro della giungla mi ha convinto con il suo ritmo e la capacità di riempire lo schermo, rimpiango veramente l’occasione persa per il 3D e spero che per il futuro la Disney riesca a rimanere su questi binari.

Stay Tuned.

 

 

Pan – Viaggio sull’Isola che non C’è (2015)

Prima una canzone a tema :

La storia di Peter Pan più o meno credo tutti noi almeno una volta l’abbiamo sentita,l’eterno bambino che vive sull’isola che non c’è…. per questo Pan – Viaggio sull’Isola che non C’è  gli sceneggiatori hanno deciso di mostrarci con un prequel  un lato nuovo di questa storia, un lato che vede Peter bambino giungere sull’isola che non c’è , un posto molto diverso da quello di Disneyana memoria dove regna sovrano il perfido Barbanera che rapisce orfani e li costringe a lavorare per lui in miniera.

Una rivisitazione totale quella diretta da  Joe Wright ,abituato a ben altro genere di titoli come Anna Karenina, Espiazione ed Orgoglio e pregiudizio, qui ingolosito con un budget di circa 150 milioni di dollari  e da quella che sulla carta era considerata una delle migliori sceneggiature non realizzate del 2013.

L’intenzione notevole era quella di costruire un opera che avesse un piglio maggiormente dark ( un pochino in stile Maleficent) ma che potesse lo stesso attirare i più giovani, il risultato l’ho personalmente trovato un ibrido insipido fra le 2 tinte volute,nessuna delle quali spicca o soddisfa a pieno, girato bene e con effetti speciali degni della produzione di un blockbuster ( con un occhiolino gigante al 3D) ,ma oltre a questo nulla di più).

La sceneggiatura tanto interessante probabilmente è stata abbondantemente rimaneggiata da  Jason Fuchs, diventando di fatto un ottima idea mal realizzata con una trama banale e prevedibile che presenta qualche lacuna di troppo agli occhi degli spettatori  i quali sono a conoscenza fin da subito che prima o poi vedranno comparire Trilly o che Pan volerà per fare degli esempi , un altro punto negativo sono i personaggi , teoricamente dotati di potenziale altissimo ma resi quasi piatti  per colpa di dialoghi banali o funzionalità nulle.

Il cast vede nel ruolo di pan il giovanissimo Levi Miller(Terra Nova) ,Garrett Hedlund (Tron: Legacy ) in quelli di Uncino ( che però sorpresa delle sorprese ha ancora tutte e 2 le mani) ,Rooney Mara (Her) è Giglio Tigrato e per finire abbiamo il malvagio Barbanera interpretato da un insolito Hugh Jackman (Wolverine) fra tutti quest’ultimo è il personaggio che più mi ha colpito per originalità ( La scena con Smells Like Teen Spirit dei Nirvana è considerabile l’apice della pellicola intera) , nonostante in realtà nessuno di essi abbia una grossa profondità anzi tutti tendono ad essere molto bidimensionali anche per colpa di dialoghi mosci.

Forse manca la” magia ” la semplicità e la spensieratezza che stava dietro al personaggio che tutti conosciamo,qui non viene percepita;Pan è nato per gettare le basi di una saga, doveva indirizzare e portare verso altri sequel,ma risulta troppo bruttino per compiere questo scopo,lo considero meramente adatto ad una serata di totale noia , un vero peccato visto che l’idea potenzialmente era molto bella.

Stay Tuned

Tekken – The Animation (1997)

Una delle saghe videoludiche più  famosa al mondo è quella di Tekken , videogioco appartenente alla categoria picchiaduro e prodotto dalla Namco , il primo episodio ha fatto la sua comparsa nelle sale giochi nipponiche nel 1994 ma noi abbiamo potuto metterci le mani solo un anno più tardi, nel 1997 il mondo arcade testava le potenzialità del terzo capito,Tekken 3 mentre in Giappone usciva questo OAV formato da 2 episodi di circa 30 minuti l’uno ma distribuiti praticamente da sempre in un unica confezione.

 

Tekken – The Animation mostra una storia in parte diversa da quella dei videogame, prendendo spunto da elementi narrativi dei primi 2 capitoli usciti per PSX ma focalizzandosi sul primo Iron First Tournament e sulla storia amorosa travagliata di Jun e Kazuya,un buono spazio verrà destinato anche alla rivalità fra quest’ultimo ed il suo fratellastro Lee Chaolan e alle investigazioni contro l’impero di Heitachi Mishima da parte di Jun e Lei Wulong  .

Escludendo i personaggi citati pochi altri avranno degno spazio è andata relativamente bene a Jack-2,Roger il canguro,le sorelle Williams ,Michelle ed il Doctor Boskonovitch che saranno parte dell’anime se pur in ruoli considerabili marginali, totale stupro narrativo nei confronti del dinosauro geneticamente modificato Alex …che qui diventa una truppa di dinosauri anzichè unico esemplare e che guadagna poteri come l’invisibilità ( ecco da dove hanno fregato L’indomitus Rex quelli di Jurassicc World) .

Se siete amanti di King, Armor King, Yoshimitsu, Kunimitsu, Marshall Law,Baek Doo San e Paul Phoenix beh voi avrete la soddisfazione di vederli solo qualche secondo,senza sentirli parlare e senza sapere esattamente cosa stiano facendo,avrebbero meritato tantissimo spazio in più, un vero peccato.

Guardarlo oggi per gli appassionati della saga è un esperienza strana,il rooster si è espanso a dismisura a partire da Tekken 3 (Eddie per esempio ) regalandoci personaggi molto amati che qui ovviamente ancora non esistevano e costringendo la mente Nerd a ricostruire storie e motivazioni dei personaggi

Avrei preferito vedere una quantità maggiore di personaggi con conseguentemente un numero maggiore di stili di combattimento realizzati,quelli mostrati invece avranno la caratteristica di essere piatti e mai del tutto diversificati come dovrebbero.

Un classico anime per appassionati,un mezzo per il fanservice Namco,nonostante molti punti che fanno storcere un pochino il naso risulta gradevole e leggero.

Stay Tuned

Il viaggio di Arlo (2015)


Breve premessa, The Good Dinosaur (titolo originario del film ) è un film d’animazione rivolto ad un target di spettatori con un età molto bassa,probabilmente quindi ogni analisi successiva che scriverò sarà inadatta,per quanto mentalmente ancora un tenero bambino sono comunque un 25enne,questo è da considerare molto rilevante ai fini di un giudizio chiaro su questo genere di opere.

Il viaggio di Arlo vede un debuttante alla regia ,  Peter Sohn , il quale è saltato a bordo con la macchina già in corsa per via dell’abbandono di Bob Peterson (Up), il vero ideatore della storia ,per la prima volta nella storia la Pixar rilascia 2 titoli a beve distanza,pochi mesi fa infatti è uscito nelle sale Inside Out,questa situazione getta sulle spalle del docile verdastro dinosauro Arlo un peso gigantesco dovuto alla facilità con cui uno spettatore medio ( anche solo un bambino ) può trovarsi a paragonare le 2 visioni,avrà retto alla pressione ?

Partirei dicendo che per il sottoscritto questo cartone si può dividere in 2 macroaree , la prima riguarda la grafica, assolutamente impeccabile ,la Pixar ci ha sempre trattato bene e continua a farlo,in alcuni frame il realismo di parti del paesaggio è pressoché assoluto,ben curato nei dettagli ,una discreta gioia per gli occhi che non può che catturare l’attenzione,indipendentemente dall’età.

In una sorta di terra di mezzo troviamo la trama,adattissima al target desiderato,c’è l’evoluzione del protagonista,c’è il sentimento d’amicizia che nasce con il cucciolo d’umano Spot e c’è il legame importante della famiglia,tutto trattato come sempre senza pesantezza eccessiva, anche se in alcuni punti avrei evitato frasi come quelle sui coccodrilli uccisi dal papà t-rex/mandriano,diversamente da quanto visto in Inside Out però manca quel concetto di strati d’interpretazione che permettevano a spettatori di diverse età di vivere sensazioni diverse all’interno della medesima  storia.


Nella seconda area invece troviamo quei punti che ho trovato rivedibili,parliamo dei personaggi,sinceramente li ho trovati troppo bidimensionali,è presente un evoluzione per il protagonista Arlo e il suo compagno d’avventura Spot,limitata però dalla mancanza di approfondimento su di loro ,il resto del “cast” è eccessivamente superfluo,mancano quei personaggi che si fissano in mente per qualche caratteristica,qui ne ho sentito l’assenza,ogni comprimario assolve il suo breve intervento e sparisce senza lasciare traccia,perfino un evanescente antagonista segue questa regola.

Il paragone con il titolo precedente della stessa casa di produzione è per me stravinto da Inside Out,Il viaggio di Arlo è un ottimo esercizio grafico con una basilare trama,nulla in confronto agli standard di casa Pixar,a malapena sufficiente.

Stay Tuned

Bruno the Kid (1996)

Quanto mi mancano gli anni 90,anche se con questo cartone animato ci troviamo quasi sul finire di questa magica decade ecco un piccolo cult che arrivò da noi grazie a Raisat, Bruno the kid.

36 episodi da circa 20 minuti,questo è stato il breve arco di vita di questo cartoon prodotto dalla Film Roman,un cartone con protagonista una baby spia undicenne,nulla di particolarmente originale per l’epoca,ma la Globe,l’organizzazione per cui Bruno lavora,ignora la sua tenera età perchè raggirata dal bambino che si mostra a loro tramite un immagine adulta prodotta al pc,similarmente ad altri cartoon il protagonista riceverà dei gadget che lo aiuteranno a mantenere segreta la sua esistenza e gli permetteranno di salvare il nostro mondo.

Tutto molto banale.la vera chicca della serie però è il produttore esecutivo nonchè voce del protagonista,cantante della sigla d’inizio e aspetto di Bruno al pc,nient’altro che … Bruce Willis,scioccante vero?

Ovviamente per noi italiani rimane solo l’aspetto,essendo il cartone ridoppiato per il nostro paese,ma rimane comunque una piccola perla da recuperare per gli amanti dell’attore magari con bambini al seguito.

Stay Tuned o Yippee ki-yay


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