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Raw ( 2016 )

Raw

La prima volta che ho sentito parlare di questo Raw è stata quando mezzo mondo dei social ha iniziato a scrivere che durante la visione del film alcuni spettatori si erano sentiti male, sicuramente un biglietto da visita non male per un film Horror, ancora di più se alla regia c’è una debuttante e per di più donna ( nessun maschilismo sia chiaro ) come Julia Ducournau, un film dove una ragazza prodigio vegetariana si iscrive a veterinaria si scopre cannibale, mettete insieme le informazioni di queste poche righe e saprete perchè questo titolo si è infilato prepotentemente nella mia Watchlist.

Lo scopo principale era capire cosa diavolo potesse aver tirato fuori la regista di così devastante da fare danni fra gli spettatori, la realtà è che in cuor mio avevo già la risposta: nulla semplicemente gli spettatori non erano abituati a certe scene e si sono trovati suggestionati.

Perchè Raw non è un film snuff, nemmeno un film violento o pieno di gore anzi risulta un titolo dalla fotografia elegante ( ricordo che è passato per Cannes ) , con una trama delineata sebbene forzata in molti punti oltre che abbastanza prevedibile come di prassi nel cinema horror e ben girato al punto che a fine visione la sensazione di schifo che mi sarei aspettato di provare si era trasformata in stupore per quello che la Ducournau è riuscita a portare sullo schermo.

Garance Marillier e Ella Rumpf interpretano benissimo i loro ruoli pur non avendo molta esperienza cinematografica alle spalle, ma sono volti giusti al posto giusto e questo basta per aumentare la credibilità della situazione.

Raw supera a pieni voti il mio esame, oltre la sufficienza nella speranza che Julia continui a girare film di questo tipo senza vendersi, visione da evitare in orario pasti e nei casi di spettatore suggestionabile.

Stay Tuned

PS: una chicca dalla soundtrack

Lost After Dark (2015)

la regola del nome però colpisce anche qui…

Un gruppo di teenager decide di scappare dalla città rubando uno scuola bus e fare un weekend nella casa al lago del papà di una ragazza del gruppo , a seguito di un incidente però le cose prenderanno una brutta piega ed il gruppo si troverà faccia a faccia con un killer cannibale.

avete visto anche voi il mio nome in copertina ??

Welcome to the 80s ,Lost After Dark è un ovvio omaggio al cinema Slasher di quel periodo, regia ( e sceneggiatura) dell’esordiente Ian Kessner, che non ne sono certo ma credo abbia una buona dose di amore per il genere.

sono tutto fatto di notte in un bosco

L’omaggio è sicuramente riuscito,la pellicola si lascia vedere anche se la struttura è letteralmente strappata dal genere di appartenenza e quindi sviluppi e finale sono fin troppo scontati,per strappato intendo in tutto,dettagli,personaggi ( con gli stereotipi annessi ),musiche e perfino stile di riprese sembrano una pellicola scampata alla golden age e riproposta a noi spettatori solo ora ( ben fatto Curtis Peterson).

Adriaaaaanaaaaaaa

Ian si concede solo di giocare un pochino con l’ordine dei cadaveri,leggermente diverso da quello che troveremmo in uno slasher standard,forse per aumentare un pochino la tensione compie quello che secondo il mio parere è un piccolissimo passo falso,mettendo una bruciatura nella pellicola in un determinato momento per cambiare scena,sarò fissato io ma questo particolare non spiegato ha tolto molti punti alla coerenza della pellicola ed altrettanti in seguito alla voce prevedibilità.

Buona la prestazione degli attori , nel cast troviamo ovviamente un branco di giovani come Sarah Fisher,Jesse Camacho ( kick ass 2) Kendra Leigh Timmins , e poi quelli fuori età come il killer Mark Wiebe o il preside Robert Patrick ( t-1000 di terminator 2)  .

Sicuramente non un capolavoro indimenticabile del genere horror\slasher ma un buonissimo film per passare una serata,sangue presente ma non in quantità disturbante.

Stay Tuned

Pandemic (2016)

Pandemic è un film del 2016 appartenente al genere Action \ Sci-Fi post apocalittico , ambientato in un futuro dove una pandemia ha preso il sopravvento e gli infetti ormai sono più dei sani, l’ultima speranza dell’umanità è trovare una cura e contenere gli infetti,seguiremo Lauren una dottoressa scampata alla caduta di New York ed ora a Los Angeles dove dovrà guidare un team per la ricerca e di sopravvissuti non infetti.

John Suits ( The scribbler, Breathing room) è il regista mentre Dustin T. Benson è l’esordiente alla scrittura della sceneggiatura,la pellicola è ripresa in larghi tratti usando la prima persona,sfruttando le cam a disposizione di ogni singolo elemento della squadra di soccorso,alterna anche momenti a camera classica e immagini di camere fisse,personalmente non amo questo tipo di riprese nei film che prevedono molta azione, le trovo spesso confusionarie,in questo caso poi le riprese non sono “mono” ma passano rapidamente da un personaggio all’altro aumentando la situazione di smarrimento ( soprattutto nei momenti iniziali )  e rendendo il complesso molto simile ad un videogame FPS.

Il resto della sceneggiatura segue binari molto semplici e rodati,già visti in molti film di questo tipo,soliti sviluppi ed il che porta a pochi colpi di scena per chi mastica pane e infezioni globali,qualche momento di gore (senza esagerare) e qualche spunto interessante come per esempio la situazione dei civili nella città senza controllo e le loro reazioni,però sono sfruttati poco e male,senza un background adeguatamente approfondito.

Il cast ( che vedremo a momenti alterni visto la visuale POV) è formato principalmente dalla squadra di ricognizione capitanata dalla dottoressa Rachel Nichols (Continuum )  con il pilota Alfie Allen ( Trono di Spade) ,”l’uomo di forza” Mekhi Phifer ( dalla saga The Divergent )e la navigatrice Missi Pyle ( Gone Girl), in generale il loro livello di recitazione è buono ma i personaggi sono poco caratterizzati ed alquanto bidimensionali.

Il voto finale di Pandemic è leggermente sotto la sufficienza,non è riuscito a convincermi molto,si muove sempre sul filo del già visto e la confusione non lo aiuta,forse con più budget e maggiore esperienza poteva venir fuori un film discreto.

Stay Tuned

Bone Tomahawk (2015)


A Bright Hope  una cittadina del vecchio west,alcuni abitanti vengono rapiti da una misteriosa e pericolosa tribù cannibale, toccherà allo sceriffo ed altri 3 uomini del posto intraprendere un lungo viaggio nel tentativo di recuperare i concittadini.

Nota Bene  : se siete della nuova generazione horror , quelli che se il film rallenta 2 secondi lo stoppano, quelli che il termine slow burn non lo vogliono sentire, ma dicono di amare il genere alla follia, beh …potete anche smettere qui perchè difficilmente troverete un prodotto appetibile in questo titolo.

L’esordiente S. Craig Zahler è il regista di questo Bone Tomahawk , un film difficile da inquadrare nei classici generi , dove il regista si è divertito a mescolarne di diversi probabilmente prendendo dai suoi gusti personali e cercando di costruire un mix originale,beh missione totalmente riuscita visto che nel pentolone troviamo orrore,western ed un fondo black humor.

Come scritto nell’esordio di questi commenti, il viaggio è lungo non solo per i protagonisti ma anche per lo spettatore,un pochino più di 2 ore,di cui oltre la metà caratterizzata da un incedere lentissimo,con un alta quantità di discorsi fra la filosofia spiccia ed il divertimento,quasi da novello Tarantino  e nel quale conosciamo meglio gli uomini che affrontano l’impresa,diversi fra di loro ma che in qualche modo si sono uniti contro un comune ed atipico.

Il finale di questo Road Trip è la parte horror, con una struttura che ricorda l’altrettanto recente film cannibal , Green Inferno , un esplosione di gore con partenza praticamente a freddo,sappiamo fin dall’inizio dove prima o poi andremo a parare, l’intero viaggio è un attesa del momento dove il regista deciderà di attaccarci con tutta la violenza della sua immaginazione , Zahler cala la sua scure in un punto tardivo,quasi sul filo di lana,ci da assaggi di violenza ad intervalli puntuali durante i minuti precedenti ,dei finger food per ingolosirci e ricordarci che prima o poi arriva il piatto forte,una fiammata in cui compaiono i trogloditi,annunciati da un urlo inquietante prodotto da uno strano osso\organo in sostituzione alle nostre parole,non sono sicuramente realistici come quelli di Roth ma compensano con la grandezza fisica,la loro presenza è effettivamente breve ,ma abbastanza dosata per lasciare un ottimo segno sugli spettatori.

Punti positivi vengono dalla fotografia,si vede che il regista adora il vecchio west , ne cattura i colori, lo stile ed i costumi,riproponendoceli nel 2015 come se fossimo tornati indietro ai bei tempi di Eastwood e compagni.

Il Cast è di livello alto, Kurt Russel (Grindhouse ,Stargate) è lo sceriffo carismatico che viaggia insieme al suo tenero vice vice sceriffo Chicory, un anziano che non smette praticamente mai di parlare interpretato da Richard Jenkins ( Quella casa nel bosco ) ,insieme a loro troviamo il marito della donna rapita Patrick Wilson (Watchman,insidious) e un cacciatore di indiani Matthew Fox ( l’indimenticato Sheppard di Lost),un quartetto di tutto rispetto direi nel quale Kurt si eleva come sempre ma che come intero cast si prende larga parte dei buoni giudizi sul film.

Un bel film,che sorpassa sicuramente il punteggio della sufficienza,assestandosi per giudizio personale e presenza di Kurt Russel su un 7,5 , una pellicola consigliata ma che richiede una visione senza stanchezza,altrimenti potrebbe risultare anche noiosa.

Stay Tuned

 

 

The Green Inferno (2015)


Un titolo che colpisce diretto come un gancio di Mike Tyson , una megacitazione al film Cannibal Holocaust di  Ruggero Deodato accompagnata da una martellante pubblicità su ogni media , un tentativo 24h su 24 di far salire la scimmia agli estimatori del genere Cannibal ( ebbene si …ha degli estimatori) che non sentono il sapore della carne umana ormai da molto tempo, ma quest’operazione avrà dietro un film all’altezza??

bravi ragazzi però usate le frecce senza punta mi raccomando

La che mi sono dato alla fine della visione è un grosso NI , il motivo principale è che il film non ha il piglio degli originali e questo è un punto per entrambi gli schieramenti , di sicuro positivo se si è animalisti , di positivo c’è che Eli Roth, il tenero regista che ha regalato al mondo Hostel e Cabin Fever , è forse uno dei pochi registi del genere che si diverte a fare quello che gli piace,lui ama Deodato e decide di fare un film Cannibal ora che non è più di moda,di metterci il suo stile ed un pochino di critica allo stile “hipster”degli EcoWarriors protagonisti della storia.

Manca la violenza degli antenati di  the Green Inferno,le regole sono cambiate e scene come quelle con la tartaruga viva non si possono più girare,ma Eli ci fa divertire lo stesso,sembra impossibile ma qualche risata la strappa davvero quando si diverte a sballare l’intero villaggio con l’erba di uno dei prigionieri,nonostante questo non è un film per tutti,bisogna avere lo stesso un po’ di “amore” per il gore.

abbraccio di gruppo

Una buona prova per il cast,i cannibali sono ovviamente “veri” cosa che rende tutto più realistico,oltre a loro fra i prigionieri troviamo la moglie del regista Lorenza Izzo ( Knock knock )nei panni della protagonista principale,Ariel Levy è il leader carismatico dell’allegra banda,i personaggi sono solo tratteggiati,qualsiasi approfondimento su di loro sarebbe probabilmente stato fuori tema.


Non aspettatevi tutto e subito, prima di 45 minuti non vedrete nemmeno una puntura d’insetto,dopo però è solo per chi non è debole di stomaco,la tensione è presente anche se lo stile di Roth la interrompe in punti in cui forse non andrebbe fatto,trasformando le scene in un tragicomico black commedy .

Non sarà Deodato ma questo è il migliore dei Cannibal possibili ,accontentiamoci .

Stay Tuned.


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