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Raw ( 2016 )

Raw

La prima volta che ho sentito parlare di questo Raw è stata quando mezzo mondo dei social ha iniziato a scrivere che durante la visione del film alcuni spettatori si erano sentiti male, sicuramente un biglietto da visita non male per un film Horror, ancora di più se alla regia c’è una debuttante e per di più donna ( nessun maschilismo sia chiaro ) come Julia Ducournau, un film dove una ragazza prodigio vegetariana si iscrive a veterinaria si scopre cannibale, mettete insieme le informazioni di queste poche righe e saprete perchè questo titolo si è infilato prepotentemente nella mia Watchlist.

Lo scopo principale era capire cosa diavolo potesse aver tirato fuori la regista di così devastante da fare danni fra gli spettatori, la realtà è che in cuor mio avevo già la risposta: nulla semplicemente gli spettatori non erano abituati a certe scene e si sono trovati suggestionati.

Perchè Raw non è un film snuff, nemmeno un film violento o pieno di gore anzi risulta un titolo dalla fotografia elegante ( ricordo che è passato per Cannes ) , con una trama delineata sebbene forzata in molti punti oltre che abbastanza prevedibile come di prassi nel cinema horror e ben girato al punto che a fine visione la sensazione di schifo che mi sarei aspettato di provare si era trasformata in stupore per quello che la Ducournau è riuscita a portare sullo schermo.

Garance Marillier e Ella Rumpf interpretano benissimo i loro ruoli pur non avendo molta esperienza cinematografica alle spalle, ma sono volti giusti al posto giusto e questo basta per aumentare la credibilità della situazione.

Raw supera a pieni voti il mio esame, oltre la sufficienza nella speranza che Julia continui a girare film di questo tipo senza vendersi, visione da evitare in orario pasti e nei casi di spettatore suggestionabile.

Stay Tuned

PS: una chicca dalla soundtrack

Love and Peace ( 2015 )

Bullizzato e sminuito dai colleghi, Ryoichi Suzuki trova conforto dall’inusuale amicizia con una tartaruga, insieme vivranno molte avventure destinate a cambiare Ryoichi per sempre.

Esistono dei registi che fanno affermare al sottoscritto ” Non so cosa darei per vedere cos’ha nel cervello quell’uomo ” e Sion Sono ( Suicide Club ) è una di quelle persone, in questo Rabu & Pîsu, internazionalmente uscito come Love and Peace, Sion mette in scena un dramma dalle tonalità molto weird, tuttavia è molto sotto le abituali opere a cui il cineasta nipponico ci ha abituato.

Love & peace è un titolo dal contorno delirante dove convivono giocattoli parlanti in stop motion, spirito natalizio, messaggio sociale e tartarughe giganti che esaudiscono i desideri, riuscendo ad inserire il tutto in un film lucido, che non sembri un accozzaglia informe, ma anzi possa toccare le corde emotive giuste per trasmettere messaggi stratificati, una situazione che in mano ad altri nomi probabilmente avrebbe avuto esisti disastrosi e che Sion scrive e dirige con sapiente maestria, ma questa volta a differenza di altre sue opere racchiude il tutto in una confezione formato famiglia, che potrebbe essere addirittura aggiunto alla collezione di film da guardare tutti insieme attorno all’albero.

Protagonista del film è Hiroki Hasegawa ( Why don’t you play in hell ) in una buonissima prestazione con un ruolo sicuramente non semplice, ma in generale tutto il cast è formato da volti convincenti .

Love and Peace è decisamente sopra la soglia del 6. consigliato a tutti come sgangherato ed eccentrico film di natale come alternativa ai classici come miracolo sulla 34esima strada, attenzione la soundtrack potrebbe accompagnarvi per alcuni giorni post visione.

Stay Tuned

A monster calls ( 2016 )

Conor, un ragazzo 12 con problemi di bullismo, con un padre assente e una madre vittima di una malattia terminale cerca l’aiuto di un misterioso essere per lenire i suoi dolori.

Cosa succede se Groot dei Guardiani della galassia finisce per caso nel Labirinto del fauno di  Guillermo del Toro?? probabilmente la risposta è in A Monster Calls, un film fantasy diretto da J.A. Bayona ( The Orphanage  ) che trae spunto da un libro per ragazzi omonimo di Patrick Ness uscito nel 2011.

Come altri film hanno fatto in passato anche questa pellicola parla di un ragazzo che affronta la difficoltà della vita in questo caso chiamando in aiuto un misterioso albero di tasso raccontastorie, lasciando in equilibrio la narrazione sulla reale esistenza dell’essere mettendo quindi lo spettatore a contatto con un mondo fra fantasia ed onirico dove la creatura proietterà i suoi racconti, piccole lezioni di vita piene di significati nascosti da spiegare al giovane Conor.

Il barbalbero steroidato è uno spettacolo da ammirare, una massa gigantesca di radici affusolate e rami che formano gli arti mentre l’essere scruta dall’alto Conor attraverso gli occhi rosso sangue,ma poi racconta piccole chicche che a noi giungono sotto forma di in una serie di splendide animazioni che fondono tecnica ad acquerello ed effetti in stop-motion, se volevano colpire l’occhio dello spettatore oltre al cuore, beh con me ci sono riusciti.

Il cast è di buonissimo livello, la voce della creatura è quella di Liam Neeson ( Taken ), il bambino è interpretato da Lewis MacDougall ( Pan ) mentre nei panni della mamma e della nonna del protagonista abbiamo Felicity Jones ( La teoria del tutto ) e Sigourney Weaver ( Alien ) entrambe ottime in ruoli a parer mio non semplici.

Solitamente un film pieno di metaforoni sulla vita,l’universo e tutto quanto ( Cit dovuta ) come A monster calls non rientra nelle mie corde al 100%, in questo caso sono felice di averlo visto, una visione consigliata ed una possibile lacrimuccia facile per i più tenerelli di voi spettatori,siamo vicini all 8 in pagella, possibile Must see.

Stay Tuned.

 

 

Drive ( 2011 )

DIO MIO QUANTO AMO REFN …. niente, sentire questa frase urlata come succede quando in sala esce un film di Nolan è un sogno che rimarrà nella mia testa, ma è un sogno bellissimo.

Dopo questa piccola premessa onirica e delirante torniamo a Drive , un  thriller, drammatico \ noir diretto per l’appunto da Nicolas Winding Refn e che è un adattamento di un libro di James Sallis.

“Dammi ora e luogo e ti do cinque minuti:
qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te,
ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto dopo sei da solo.
Io guido e basta!”

La trama nella sua interezza è un meccanismo semplice, Il nostro protagonista, Il Pilota ( per tutto il film rimarrà senza nome), fa tre lavori: di giorno è uno stuntman part-time e un meccanico, di notte, per arrotondare, fa d’autista ad alcune bande di criminali. Tutto procede normalmente fino a quando il pilota non incontra una donna che abita nel suo palazzo, Irene. Tra i due c’è subito intesa, ma l’arrivo del marito di lei appena uscito di prigione, coinvolgerà il nostro protagonista nella malavita. Riuscirà ad uscirne?, tutto qui nessun colpo a effetto si nasconde fra le sue pieghe, una cosa che in altre mani si sarebbe sciolta come neve al sole, ma che è finita nelle mani giuste .

Ed ecco che sale in cattedra la bravura del regista, quella in grado di cambiarti le carte in tavola, pochi dialoghi,lunghi sguardi, riprese perfette e un andamento lento che però esplode in attimi di violenza e sangue,basta solo il prologo per innamorarsi del mondo di Drive oppure odiarlo e se finirete per amarlo vi troverete a vedere per  90 minuti un febbrile ed esplosivo mix di azione ed emozione, sentimento e violenza,ed è facile capire da che parte penda il mio giudizio, nota di merito anche a Cliff Martinez e alla sua bellissima colonna sonora.

Drive vive anche delle prestazioni sopra le righe dei suoi protagonisti primo su tutti Ryan Gosling ( Come un tuono ) calato perfettamente nel ruolo del taciturno protagonista,ma anche Carey Mulligan ( Nemico Pubblico ), Bryan Cranston ( Breaking Bad ), Albert Brooks ( Taxi Driver ), Oscar Isaac ( Ex Machina ) e Ron ‘ Hellboy’ Perlman.

Questa pellicola per me ha l’etichetta di Must see cucita addosso sul giubbottino imbottito del protagonista,da vedere in un momento di pace interiore per gustarsi al meglio ogni sua sfumatura.

Stay Tuned

 

In a valley of violence ( 2016 )

Per fare un western classico come In a Valley of Violence nel 2016 ci vuole un pizzico di follia  e sicuramente due p…e cubiche, di recente abbiamo avuto un opera più classica come The Hateful Eight ed una più ibrida come Bone Tomahawk , il genere evidentemente piace molto anche al talentuoso regista Ti West ( evitate battute sul cognome ) che vira in territori nuovi per lui che viene dall’orrore di V\H\S  oppure The Innkeepers .

In a Valley of Violence è la storia di Paul che con la sua cagnolina vuole raggiungere il Messico,fa una sosta nella sperduta cittadina di Denton dove fa incazzare l’uomo sbagliato, ma l’uomo sbagliato non sa a sua volta chi farà incazzare, beh se avete visto una buona dose di film di questo genere sapete esattamente cosa succederà.

benvenuti nel vecchio west
benvenuti nel nuovo vecchio west

Niente ammodernamenti  e musiche moderne, niente ibridazioni di genere , Ti West aderisce al western più classico e lo segue fedelmente nei toni e nei ruoli ,il protagonista outsider dal passato oscuro , antagonista odioso, la donzella da “salvare”, un western revenge semplice e fluido , senza quella quintalata di sangue e ultraviolenza che ci si potrebbe aspettare da uno che era considerato l’astro nascente dell’orrore fino a pochi anni fa anzi c’è un’aria spensierata che aleggia per tutto il film,quella vena di ironia da filone Spaghetti Western.

Un cast che alza ulteriormente l’asticella dell’interesse , a guidare il cast troviamo Ethan Hawke ( Regression )  e John Travolta ( face/off ) ma anche Taissa Farmiga ( The final Girl ) , James Ransone , Karen Gillan ( I guardiani della galassia) ,Larry Fessenden ( We are still here ) tutti volti giusti al posto giusto ed altri punti positivi per Ti.

Se amate il vecchio west ,questo è un must see , se lo odiate state alla larga da questo titolo , per il sottoscritto è stata una piacevolissima sorpresa in grado di piazzarsi intorno al 7 .

Stay Tuned

Green Room (2015)

Una giovane Band Punk si ritrova a dover lottare per la sopravvivenza contro un gruppo di skinhead intenzionati a farli sparire perché unici testimoni di un crimine.

Green Room è un thriller del 2015  scritto e diretto da Jeremy Saulnier ( Blue Ruin), un revenge movie lento , in cui i protagonisti sono persone sbagliate nel posto sbagliato che subiscono,subiscono e poi subiscono ancora fino a che non capiscono che l’unico modo è reagire,tutto immerso nelle atmosfere di quei piccoli posti un po’ oscuri dove il Punk più puro regna sovrano.

Usare il mondo Punk e Skinhead  in un film non è semplice, bisogna muoversi in un mondo che va oltre la musica e l’aspetto,bisogna carpirne l’essenza e Jeremy dimostra di saperlo fare mettendo molta cura nei dettagli, dalle location ai dialoghi passando per il modo di fare dei personaggi,una sceneggiatura intelligente e leggermente claustrofobica nelle ambientazioni ( ma senza esagerare),con una buona dose di violenza nelle azioni e una venatura di Black Humor , il tutto senza sfoggiare in una carneficina splatter ( nonostante il body count sia ben nutrito)  .

Green Room se ne frega del sistema , non gli interessa forzare la mano sull’empatia dei personaggi e nemmeno dare loro uno story arc o un background complesso,come già successo con Blue Ruin i personaggi partono 2D e finiscono con poco approfondimento senza che questo tolga punti alla pellicola, non sono persone speciali o diverse, sono solo in una brutta situazione e devono industriarsi per uscirne più o meno vivi arrivando a fare cose che non avevano mai pensato di fare 10 min prima.

Nel nutrito cast troviamo il compianto Anton Yelchin ( Star Trek ) ,Joe Cole , Alia Shawkat( Final Girls) ,l’immancabile attore amico del regista Macon Blair ( Blue Ruin),Mark Webber ( Scott Pilgrim vs. the World ) e Imogen Poots(28 settimane dopo) , tutte facce incredibilmente giuste ma soprattutto troviamo Patrick Stewart (Captain Jean Luc Picard di Star Trek) nel ruolo del capo degli Skin ,con una tranquillità disarmante.

Un film consigliatissimo , prende un 8 meritato , Jeremy Saulnier si conferma sempre più un regista da mettere nella lista dei Must See.

 

Stay Tuned

 

GABBA GABBA HEY

Frequencies (2013)

per iniziare ecco il trailer

Capita che alcune pellicole attirino il mio interesse in qualche modo,con una locandina o una trama originale , esattamente questo mi successe anni fa con questo Frequencies ,il quale però proprio per la sua trama,ha sempre richiesto in me una certa predisposizione alla visione,finendo quindi nella lista ( prima o poi vi parlerò di questa lista abbastanza lunga da coprire un rotolo regina ed oltre) ,ed è cosi che quando il mood è stato adatto,come per magia questo titolo ha richiesto la visione a lungo rimandata,con il senno di poi rimandata per vani motivi.

Conosciuto anche come OXV: The Manual, Frequencies è un film indipendente del regista inglese Darren Paul Fisher,difficile catalogarlo in generi predefiniti ma la definizione più vicina potrebbe essere quella di un film romantico a tema lievemente fantascientifico,dal ritmo lento e caratterizzato da una quasi totale assenza d’azione.

La trama è legata a doppio filo a quella dei 2 protagonisti , inizialmente  bambini che frequentano la scuola dove tutti hanno nomi di famosissimi scienziati, lui si chiama Isaac Newton e lei Marie Curie,oltre a questa particolarità scopriremo che le persone in questo mondo sono influenzate dalla “frequenza” e che i 2 bimbi,pur essendo attratti l’uno dall’altra sono destinati   a non potersi vedere per più di uno minuto,altrimenti qualcosa di brutto accade intorno a loro ( ora capite perchè dovevo essere in un mood adatto?? non è il mio tipico titolo).

Newton e la mela,un sottile gioco

La sceneggiatura si divide in 4 archi narrativi , ognuno dei quali ci mostrerà parti in comune ma da punti di vista diversi,come se fossero strati di realtà con lo scopo di mostrarci che bastano poche pennellate perchè tutto quello di cui prima eravamo sicuri riveli il suo vero volto,risvolti imprevedibili che mischiano amore e magia,destino e libero arbitrio, misteri e scienza, ognuno di queste pedine troverà il suo ruolo in maniera perfetta,la struttura della trama permette a Frequencies di avere twist efficaci e intelligenti in quasi tutti i casi,supportati da una struttura solida che non accenna mai a scricchiolii narrativi,merce rara insomma .

la mia espressione dopo la visione

Fantastica la scelta dei toni delle scene ,cosi come quella degli attori protagonisti ,Eleanor Wyld  e Daniel Fraser,adattissimi nei ruoli a loro assegnati.

Una fantascienza dei sentimenti,in un mondo dominato da mostri e astronavi ,una scelta di grande coraggio ottimamente ripagata dalle scelte fatte in fase di creazione,sicuramente non adatto ai fan dei film ultra adrenalinici ma assolutamente un Must see anche per chi non è un fan del genere e potrebbe essere spaventato dalla trama iniziale.

Stay Tuned

Black Dynamite (2009)


Black Dynamite  è un afroamericano esperto di Kung Fu ed ex agente della CIA, che dopo l’assassinio di suo fratello minore Jimmy da parte di una gang di spacciatori, decide di farsi giustizia da solo.

Siamo nel 2009 ma il regista Scott Sanders decide di regalarci una chicca direttamente dai Blaxploitation anni 70,un film che naviga fra omaggio e parodia esasperando le tipiche tematiche del genere,quindi abbiamo sesso.violenza,droga e kung fu,in un mondo di uomini e donne di colore dove le altre razze fanno poca figura,ancora più impressionante pensare che la sceneggiatura sia scritta da Michael Jai White.attore protagonista della pellicola.

L’ingrediente segreto per fare un film come questo e farlo bene è la conoscenza approfondita del genere ed in Black Dynamite tutto riporta alle origini,le coreografie,i colori,i concetti,tutto come nelle origini ma volutamente estremizzato fino al punto da diventare delirante nella parte finale con dialoghi surreali o completamente senza senso,la pellicola è stato perfino girata con la tecnologia originale e poi digitalizzato,addirittura sono volutamente notabili tagli e piccoli errori nelle scene tutte piccole sottigliezze che però rendono il risultato veramente imperdibile.


Una colonna sonora Funky che vi entrerà nella testa e che accompagnerà ogni momento epico del film,oppure semplicemente ogni momento visto che a volte pezzi di Soundtrack partiranno anche solo per l’apertura di una porta.
Un film assolutamente immancabile per coloro che conoscono il genere Blax e la commedia delirante, un must in grado di tenere lo spettatore sorridente per tutta la durata del film .

PS dal film successivamente è stata tratta una omonima serie d’animazione altrettanto delirante,solo per coloro che hanno adorato questo film

Stay Tuned

 

Recensione Film : The Babadook (2014)

Iniziamo con il trailer:

Una giovane donna prematuramente vedova si confronta con le paure di suo figlio Samuel, un bambino di sei anni che sembra essere suggestionato dalle immagini evocate da un libro misterioso dedicato ad una creatura chiamata  Mr. Babadook.
Alla prima opera come regista , l’australiana Jennifer Kent sorprende tutti con questo film horror che come trama può ricordare il classico “uomo nero ” che vive nella mente dei fanciulli, in realtà più un dramma psicologico

.
Kent fa muovere il suo film sotto le luci dell’angoscia e del disagio piuttosto che puntare sullo spavento facile e l’effetto è stupefacente,Samuel è un bambino disadattato con una madre succube a 360 gradi che lo subisce passivamente aumentando via via lo stress ed i problemi alla lo psiche e in questa situazione lo spettatore sarà  immerso attivamente provando le stesse cose  preparando il terreno per la seconda metà di film ,quella più legata al vero horror dove Mr.Babadook comparirà veramente.

rende l’idea di quanto sia squilibrato

La storia è originale e ben sviluppata con pochi dettagli e pochi personaggi ma tutti con il giusto spazio e peso all’interno del delicato equilibrio della storia. i cliche tipici del genere che in altri film sono abusati sono quasi azzerati qui per lasciare spazio ad ambientazioni,costumi e colori che ne incrementano l’inquietudine anche a livello visivo,nessun grande effetto speciale nemmeno per la creatura\antagonista che incuterà terrore con la presenza stessa .

un casting perfetto

Essie Davis nei panni di Amelia,la madre di Samuel è bravissima nel trasmettere emozioni e sensazioni di stress di un personaggio che evolve con la storia stessa, da mite e succube diverrà scurrile e rabbiosa  vittima della ribellione di suo figlio ,in un escalation che ha il suo culmine in un finale completamente imprevedibile .


Un film ultra consigliato se non imperdibile in questo 2014, un horror intelligente da ammirare e imitare.
Stay tuned.


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